Quel
29 Aprile sera fatto tardi, i negozi erano chiusi ed io volevo
fare un regalo a Giuseppe, lo Scapigliati, che faceva il compleanno.
Gira e rigira avevo pure pensato che dovesse essere un regalo bello
e ricco, che tenesse compagnia senza sporcare, come dire, un gatto
con la lettiera incorporata o un criceto inodore. E così
che è nata Vincenzina, un bel regalo, non cè
che dire. Consegnato il dono il Beppe ci si è fiondato sopra,
forse per un incoffessabile desiderio di paternità, ed ha
cominciato ad accudire la creatura aiutandola a crescere ed a farsi
le sue nuove amicizie. In poco tempo Vincenzina è diventata
più grande di noi, cioè è rimasta bambina,
cominciando lei ad occuparsi degli altri, insegnandoci che tutto
sommato non è che sia così fondamentale crescere per
trasmettere qualcosa. Si, perché Vincenzina si è subito
contraddistinta per essere magnifica maestra e cosa straordinaria
senza salire in cattedra. La sua cattedra è un prato
fiorito, la sua classe ha per tetto un cielo, i suoi numeri e la
sua grammatica sono le stelle, il sole, la pioggia, il suo registro
un arcobaleno. Così Vincenzina cresce, perché è
libera, come non sempre siamo noi, che cerchiamo, a fatica, di tenere
il suo passo.
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